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Vestirsi in gravidanza

Se siete in dolce attesa, prima o poi arriva il fatidico momento. Davanti allo specchio, un bel giorno vi accorgete che i fianchi sono più rotondetti, il seno è più prosperoso del solito e la pancia è decisamente cresciuta. Senza contare che la gonna o i pantaloni che fino all’altro giorno indossavate senza alcun problema, adesso non ne vogliono proprio più sapere di infilarsi.  Se il vostro primo pensiero è “Aiuto, devo cambiare tutto il guardaroba!” e d’istinto vi viene la voglia irrefrenabile di recarvi in uno di quei negozi specializzati per mamme in attesa, meglio sedersi, fare un bel respiro profondo e ragionare un momento sul da farsi…

A questo punto una precisazione è d’obbligo: qui non abbiamo certo l’intenzione di intraprendere una crociata contro i negozi che vendono abbigliamento prémaman. Va riconosciuto che hanno collezioni stupende, capi studiati appositamente per le mamme in attesa e l’atmosfera che si respira è particolarmente suggestiva: difficile resistere alle immagini patinate di quei pancioni alla moda, con mamme bellissime e super-coccolate. Questi esercizi vanno però frequentati con un certa preparazione, altrimenti il rischio di uscirne con il portafogli parecchio alleggerito – magari a fronte di acquisti poco opportuni se non addirittura inutili – è davvero altissimo.

Ecco alcuni consigli:

1) Fate una lista di ciò che vi serve davvero

Dopo una rapido controllo del guardaroba, decidete cosa acquistare. In ogni caso, prima di metter mano al portafogli per comperare un abito prémaman, ponetevi la seguente domanda: “Dopo aver partorito, utilizzerò ancora questo capo?” Se la risposta è ‘no’ e il capo è molto costoso, lasciate perdere. Non esiste nessuna regola che vi imponga di acquistare – per forza di cose – un abito prémaman: è sufficiente che optiate per capi comodi, che non schiaccino e non stringano, morbidi ed elasticizzati. Abiti che potrete riutilizzare anche dopo e possano risultare comodi per allattare il vostro bebè…

Lo stesso vale per la biancheria intima: potrete trovare un’ampia scelta di modelli adatti anche alle donne in attesa nei supermercati, nei grandi magazzini oppure al mercato. E ricordate: nella scelta degli slip è bene preferire quelli elasticizzati a vita alta, che avvolgano la pancia senza comprimerla; il reggiseno deve essere anch’esso realizzato con tessuti confortevoli e spalline larghe, in grado di sostenere il seno senza costringerlo, possibilmente regolabile nella circonferenza; ai collant preferite i calzini di cotone oppure rivolgetevi ad un negozio specializzato che vende solo calze e chiedete quelli conformati per le maxi-taglie, che costano la metà di quelli prémaman.

2) Usate il buon senso

In generale, cercate di ponderare sempre con calma ogni acquisto per il guardaroba. Tanto per fare un esempio, evitate di acquistare calzature in un negozio prémaman: modelli comodi, con la pianta larga, la suola antiscivolo e il tacco basso sono reperibili ovunque e a prezzi certamente più contenuti. Per non parlare dei costumi da bagno per future mamme: tutti quei rinforzi e protezioni per la pancia sono forse indicati se intendete battere il Guinnnes dei primati ed attraversare a nuoto qualche tratto di mare. Per mantenervi in forma in piscina un paio di volte la settimana, va benissimo un costume normale, magari di una o due taglie in più.

2) Occhio alle etichette

Nella scelta di un capo di abbigliamento, evitate i materiali sintetici (possono provocare allergie) e preferite le fibre naturali. Inoltre, se volete evitare di fare le belle lavanderine con il pancione, optate per capi che si lavano in lavatrice senza problemi, si stirano facilmente e, magari, si possono mettere nell’asciugatrice senza pericolo di rovinarsi. Occhio quindi alle etichette di composizione dei tessuti e ai simboli grafici per la loro manutenzione (lavaggio, stiratura, candeggio, ecc.).

3) Cercate soluzioni alternative

Come ultimo consiglio, se tra le vostre conoscenze c’è qualche mamma che ha partorito da poco, provate a domandarle se nel suo guardaroba c’è qualche capo prémaman di troppo: sono certa che sarà felice di prestarvelo o addirittura regalarvelo. In alternativa date un’occhiata in casa vostra: in fondo ad un armadio potreste scovare un paio di pantaloni oppure una gonna che non usate più ma che – con qualche piccola aggiustatura – potrebbero essere riciclati come capi prémaman. Naturalmente, se non avete una nonna o una zia che se la cavano con ago e filo, rivolgetevi per un consiglio ad una brava sarta: a volte è sufficiente sostituire un elastico troppo stretto oppure inserire nella vita un piccolo inserto di stoffa estensibile ed il gioco è fatto!

LINK UTILI

Se volete saperne di più sull’etichettatura dei tessuti (composizione, simboli grafici per la manutenzione) potete scaricare direttamente online – all’indirizzo http://images.es.camcom.it/f/Varie/Gu/Guida_tessili.pdf – la pubblicazione “L’etichetta in campo tessile” redatto dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Biella.

Se tenete all’ambiente, fate attenzione anche al marchio europeo di qualità ecologica “Ecolabel”, che premia i prodotti e i servizi migliori dal punto di vista ambientale. Questa etichetta volontaria – il cui logo è rappresentato da un fiore (la margherita) – attesta che il prodotto o il servizio ha un ridotto impatto ambientale nel suo intero ciclo di vita.  In Italia, l’uso dell’Ecolabel viene concesso attraverso la verifica – rigorosa ed indipendente – del rispetto dei criteri da parte di APAT, l’Agenzia nazionale per l’ambiente e per i servizi tecnici; l’etichetta è rilasciata dal Comitato Ecolabel – Ecoaudit, sezione Ecolabel, che è l’organismo responsabile nei confronti della la Commissione Europea per l’assegnazione dello stesso.

Per maggiori informazioni: http://www.apat.gov.it/certificazioni/site/it-it/Ecolabel/Marchio/

Spesso, l’industria utilizza nelle fasi di lavorazione dei tessuti sostanze chimiche altamente tossiche per l’uomo e per l’ambiente. La provenienza delle fibre utilizzate e l’impiego di coloranti vegetali o minerali, sono garantite in Italia dal marchio Aiab (Associazione italiana per l’agricoltura biologica) con una specifica etichetta.  Essa certifica un prodotto tessile ottenuto da fibra naturale biologica:
- prodotta conformemente al Regolamento CEE 2092/91;
- che non ha subito processi di sbiancamento a base di cloro;
- che nel processo di tintura e stampa non ha ricevuto sostanze contenenti metalli pesanti quali nichel, cromo, rame, cobalto.

L’elenco aggiornato delle aziende e dei prodotti certificati è disponibile online all’indirizzo http://www.aiab.it/index.php?view=article&id=25%3Atessile&option=com_content&Itemid=181

Sapere cosa si nasconde dietro le etichette dei nostri vestiti è fondamentale per capire e fare scelte in grado di cambiare i comportamenti delle imprese. Nel 1990, alcuni gruppi olandesi hanno avviato una campagna – denominata Clean Clothes Campaign (Campagna abiti puliti) – che si propone di migliorare le condizioni di lavoro nel settore dell’abbigliamento e delle calzature in tutto il mondo. La Campagna ha ormai assunto una dimensione internazionale e consiste in una rete di gruppi di solidarietà, sindacati, associazioni dei consumatori, ricercatori, botteghe del commercio equo e solidale, organizzazioni non governative. E’ attiva in Olanda, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Svezia, Spagna, Austria. Gruppi analoghi sono presenti negli Stati Uniti e in Australia. Referente per l’Italia è il Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Pisa.

Per saperne di più http://www.abitipuliti.org

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